giovedì 30 ottobre 2008

Assenza - Presenza

Da " Il postino fedele " di Rosita Copioli.

Assenza e presenza
sono forze vive
ambigue.
Credi che siamo tu e io
a determinarle?
Che dipendano da noi
è certo.
Ma da noi hanno preso
autonomia.
Assenza è sicura della presenza
non si lamenta come credi.
Presenza è oro, gioia pura
più dell'acqua suprema,
e riversa oro e stille
sulla sorella, l'assenza,
che geme di ricchezza
e lacrime.
Assenza mia, mia presenza,
specchio di te,
tua copia, tuo simulacro,
no: immagine delle immagini.

domenica 12 ottobre 2008

Più degna di vederlo potrò essere

Emily Dicknson: J968 (1864) / F834 (1864)

Fitter to see Him, I may be
For the long Hindrance - Grace - to Me -
With Summers, and with Winters, grow,
Some passing Year - A trait bestow

To make Me fairest of the Earth -
The Waiting - then - will seem so worth
I shall impute with half a pain
The blame that I was chosen - then -

Time's to anticipate His Gaze -
It's first - Delight - and then - Surprise -
The turning o'er and o'er my face
For Evidence it be the Grace -

He left behind One Day - So less
He seek Conviction, That - be This -

I only must not grow so new
That He'll mistake - and ask for me
Of me - when first unto the Door
I go - to Elsewhere go no more -

I only must not change so fair
He'll sigh - "The Other - She - is Where"?
The Love, tho', will instruct me right
I shall be perfect - in His sight -

If He perceive the other Truth -
Upon an Excellenter Youth -

How sweet I shall not lack in Vain -
But gain - thro' loss - Through Grief - obtain -
The Beauty that reward Him best -
The Beauty of Demand - at Rest -

sabato 11 ottobre 2008

Non dimentico la tua parola

Dal libro del profeta Michea: Mic 6,8

Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio.

lunedì 29 settembre 2008

Alla ricerca del vero volto di questa esistenza

Dal libro di Giobbe: 1,1.6-22

C'era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe: uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male. [...]
Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche satana andò in mezzo a loro. Il Signore chiese a satana: "Da dove vieni?". Satana rispose al Signore: "Da un giro sulla terra, che ho percorsa". Il Signore disse a satana: "Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male". Satana rispose al Signore e disse: "Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!". Il Signore disse a satana: "Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui". Satana si allontanò dal Signore.
Ora accadde che un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del fratello maggiore, un messaggero venne da Giobbe e gli disse: "I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi, quando i Sabei sono piombati su di essi e li hanno predati e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo".
Mentr'egli ancora parlava, entrò un altro e disse: "Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è attaccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato io solo che ti racconto questo".
Mentr'egli ancora parlava, entrò un altro e disse: "I Caldei hanno formato tre bande: si sono gettati sopra i cammelli e li hanno presi e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo".
Mentr'egli ancora parlava, entrò un altro e disse: "I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, quand'ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto questo".

Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò e disse:
"Nudo uscii dal seno di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!".

In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.

giovedì 25 settembre 2008

Conduce in questa vita un frammento di luce...

Dalla prima lettera di San Pietro Apostolo: 1 Pt 1,6-9

"Siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere per un po' di tempo afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo; voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime".

mercoledì 9 luglio 2008

Viaggiare, visionare, visitare, modi di frequentare un Congresso Internazionale

Ci sono occasioni di confronto e di modestia professionale che non dobbiamo lasciarci sfuggire. Il fuori congresso, seppur non paragonabile per ricchezza al fuori salone milanese, è stato una piccola gemma all’interno del Congresso internazionale organizzato quest’anno a Torino. Vorrei suggerire solo alcuni percorsi, non tanto illustrarli.

Una prima evidenza è stata che Torino si è educata all’architettura; nel mentre al Lingotto si svolgeva il XXIII Congresso Mondiale di Architettura, ovunque in città, una piccola mostra, un evento ha fatto esperire ai cittadini l’architettura come parte della città, che l’architettura è un “valore” che le città formano, costruiscono per il bene comune e per le generazioni future. Si può dire amenamente che senza cultura l’uomo resta schiavo della clava, seppur grotte, palafitte e capanne conservano tutta la cultura che l’uomo ha sempre espresso in ogni epoca, affrancandosi sempre di più dalla naturalità selvaggia. Potremo dire che l’architettura segue anche i passi della democrazia, oltre che dei totalitarismi.

Mi sarei aspettato grandi mostre organizzate dai vari paesi invitati al Congresso internazionale, eppure se deluso da Cina, Giappone e Russia ho allo stesso tempo trovato fervide e ricche di spessore le piccole mostre organizzate dalla Repubblica Slovacca e dalla Turchia, ad esempio. Si può imparare ad essere architetti, oggi, non essendo nessuno oppure essendo un architetto da taccuino, un viaggiatore sprovveduto ed imprudente? Viaggiare, visionare, visitare sono termini e modi per frequentare un congresso come per interpretare la professione di architetto.
Nel mondo dell’architettura moderna ci sono linguaggi, meglio sarebbe dire mode, che sicuramente attraversano i tempi e gli spazi – non è difficile leggere nel numero maggiore dei casi mostrati nel fuori congresso torinese i soliti stilemi sia ad Istanbul che a Pechino – ma allo stesso ci sono “scuole” di pensiero dove eticamente si conservano modalità di approccio alla professione che implicano la tradizione e la modestia del professionista. Ebbene, ho imparato nel vedere il padiglione della Slovacchia che si può essere premiati per un concorso non abiurando il contatto col proprio territorio, ed ho imparato visionando le opere in mostra al padiglione turco che si può essere moderni senza essere etnicamente irriconoscibili. Una bandiera, a volte, non è segno di rigidezza, ma di nazionalità, di storia, di valori da scambiare nel mondo per il bene comune. Certamente, ho visto in questi paesi un attaccamento alle proprie radici che nel moderno mondo italiano sembrano scomparse.
Non si deve essere obbligatoriamente internazionali, come neppure vernacolari, ma l’architettura di questo tempo può permettersi di comunicare conoscenza sia dal passato che dalla modernità. Il recupero di un’architettura di qualità – dentro le nostre città sempre più drasticamente invivibili – sta avvenendo anche grazie al recupero di tecniche ed esperienze pre moderniste, oltre che ideologicamente ecologiste, e senza abiurare le conoscenze tecnologiche dell’inizio di questo secolo energivoro. Ci salverà la bellezza e la tecnologia?

Ho scoperto, passeggiando per Torino, che può esserci un uso saggio dei moderni mezzi di simulazione virtuale, potenti ed a volte violenti, quando si vuole far sperimentare al “moderno” studente di architettura, come al comune cittadino, che cinquantanni fa un certo Le Corbusier diede vita con alcuni suoi amici, all’interno di un padiglione, ad un concerto elettronico in cui lo spettatore era stimolato acusticamente e visivamente. Tema del concerto? L’umanità, l’evoluzione dell’umanità. Si può essere “moderni” anche essendo antichi, recuperando costantemente valori che sono prima di ogni nascita umana. Anche questo è parte di una visione etica dell’architettura, prima che estetica.

Ci si può imbattere anche nel padiglione della municipalità madrilena dove esaustivamente è stato mostrato il grande intervento pubblico per le abitazioni sociali. Inizialmente un grosso pannello indicava i quartieri, le nuove zone di espansione pianificate secondo una nuova regolamentazione, successivamente tre grandi pannelli mostravano la pianificazione urbana dei quartieri in via di costruzione, passando oltre un video illustrava la grande opera intrapresa per affrontare un problema strutturale in una società in continuo sviluppo, mentre una trentina di pannelli mettevano in mostra con dettagli costruttivi, plastici e video, ogni singolo progetto disegnato da studi professionali invitati a misurarsi – come tessera di un mosaico – dentro un unico puzzle. Infine, due appartamenti tipo di due edifici tipo sono stati stampati a terra perché l’architetto avventore – esattamente come me – potesse procedere a sperimentare sulla propria pelle ciò che in Spagna non solo si sta tentando di fare, ma si sta facendo, avendo bene in mente che l’unica urbanistica possibile è quella costruita.

Giovani architetti tedeschi, al riparo del politecnico di Torino e dentro al Lingotto, hanno fatto poi bella mostra non tanto di virtuosismi, ma di eleganza e di buona architettura moderna.

Che dire, infine? Sicuramente a noi italiani manca un quadro normativo di riferimento tale da interpretare le necessità della società moderna e di far fronte alle necessità sociali con un’architettura che parla la stessa lingua dall’urbanistica all’edilizia.

Filippo Boretti
Architetto da Prato


* per chi fosse curioso:
http://www.flickr.com/photos/felicinocuorcontento/collections/72157606048640322/

domenica 8 giugno 2008

Tieniti al mondo; l'ora importante...

Dietrich Bonhoeffer
DBW 10,512s.

"Moderni o antimoderni, questa domanda è più che mai attuale e sta dietro a tutti gli interessi, non soltanto nell'ambito della moda o della salute, ma in tutti gli altri ambiti, nella scienza, nella letteratura, nella religione. Servite il tempo (Rm 12,11), in questo motto si dividono gli spiriti: gli uni acclamano semplicemente ciò che è moderno, gli altri, consapevolmente antimoderni, guardano addietro al buon tempo antico. Alla domanda: vuoi tu essere un uomo moderno?, i primi rispondono dunque decisamente 'sì' e i secondi altrettanto decisamente 'no'. Come si pone davanti a questo colui che si dice cristiano? come si pone davanti al cambiamento dei tempi, deve pensare in modo progressistico o conservatore, dev'essere moderno o antimoderno? Il problema fondamentale di ogni cristiano è evidentemente quello dell'eternità. Come ottengo in mezzo al tempo l'eternità? Qui c'è soltanto una via: fuoriuscire dal tempo, divenire indifferenti di fronte a tutto ciò che qui accade, vivere soltanto dell'eternità. Ma l'espressione 'servite il tempo' ci dice il contrario: volete trovare l'eternità, allora servite il tempo. Che immensa contraddizione deve sembrarci questa espressione: vuoi ciò che non passa, tieniti a ciò che passa, vuoi l'eterno, tieniti al temporale, vuoi Dio, tieniti al mondo".

Dietrich Bonhoeffer
DBW 10,514.

"Il presente è l'ora della piena responsabilità di Dio verso di noi, ogni presente; oggi e domani, il presente nella sua intera realtà e pluriformità; nella storia universale vi è sempre e soltanto un'ora importante, quella del presente. Chi fugge dal presente, fugge il tempo di Dio, chi fugge dal tempo, fugge Dio. Servite il tempo! Il signore del tempo è Dio, la svolta dei tempi è Cristo, il giusto spirito del tempo è lo Spirito Santo. Così, in ogni istante si nascondono tre cose: che io riconosco Dio come il signore della mia vita, che mi piego davanti al Cristo come al punto di svolta della mia vita deal giudizio alla grazia, che tento di creare spazio e forza in mezzo allo spirito del mondo per lo Spirito Santo [...]. Servire il tempo non significa divenirne schiavi, non significa approvare ciò che è attuale, soltanto perché lo è. Al servizio appartiene la forza della propria volontà e delle proprie idee, e non la debolezza del rincorrere e dell'acclamare; non significa: servire la moda, ma servite il tempo. La moda è ciò che gli uomini fanno comunque, sia che sia buono o disprezzabile. Il tempo è ciò che fa Dio e non ciò che servono gli uomini; servire Dio significa servire il tempo".

brani tratti da "Voglio vivere questi giorni con voi", a cura di Manfred Weber, Queriniana, Brescia 2005.