mercoledì 30 aprile 2008

Ho trovato un'ara con l'iscrizione: al Dio ignoto.

Dagli Atti degli Apostoli:
At 17, 15-22-18,1

In quel tempo, quelli che scortavano Paolo lo accompagnarono fino ad Atene e se ne ripartirono con l'ordine per Sila e Timòteo di raggiungerlo al più presto.
Allora Paolo, alzatosi in mezzo all'Areòpago, disse: «Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dèi. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un'ara con l'iscrizione: Al Dio ignoto.
Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo né dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dá a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra.
Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: "Poiché di lui stirpe noi siamo".
Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'immaginazione umana.
Dopo esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».
Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: «Ti sentiremo su questo un'altra volta». Così Paolo uscì da quella riunione. Ma alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionìgi membro dell'Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.
Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto.

domenica 27 aprile 2008

Pronti sempre a dare ragione di un mistero insondabile che è in noi...

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo:1 Pt 3, 15-18

Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.
Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo.
E' meglio infatti, se così vuole Dio, soffrire operando il bene che facendo il male.
Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito.

Dietrich Bonhoeffer
DBW 6,69-70

"Chi guarda Gesù Cristo vede in effetti contemporaneamente Dio e il mondo, d'ora in poi non può più vedere Dio senza il mondo né il mondo senza Dio. Ecce homo - Guardate che uomo! In lui è avvenuta la riconciliazione del mondo con Dio. Non attraverso la disgregazione, ma attraverso la riconciliazione si viene a capo del mondo. Non ideali, programmi, non la coscienza, il dovere, la responsabilità, la virtù, bensì soltanto l'amore perfetto di Dio riesce ad affrontare la realtà e a venirne a capo. Ancora una volta non è un'idea generica dell'amore, ma l'amore di Dio realmente vissuto in Gesù Cristo a riportare tale vittoria. Tale amore di Dio per il mondo non abbandona la realtà per ritirarsi in anime nobili lontane dal mondo, ma sperimenta e soffre la realtà del mondo nel mondo più duro. il mondo infuria contro il corpo di Gesù Cristo. Ma il martirizzato perdona al mondo il suo peccato. Così avviene la riconciliazione. Ecce homo. Con capovolgimento incomprensibile di ogni modo giusto e pio di pensare Dio si dichiara colpevole nei confronti del mondo e cancella così la colpa del mondo; Dio stesso intraprende il cammino umiliante della riconciliazione e assolve così il mondo; egli vuole essere colpevole della nostra cola, prende su di sé il castigo e la sofferenza che la colpa ci ha attirato addosso. Dio risponde dell'empietà, l'amore dell'odio, il santo del peccatore. Ora non esiste più alcuna empietà, alcun odio, alcun peccato che Dio non abbia preso su di sé, sofferto ed espiato. Ora non esiste più alcuna realtà, alcun mondo che non sia riconciliato e in pace con Dio. Questo Dio ha fatto nel suo diletto figlio Gesù Cristo. Ecce homo - guardate il Dio che si è fatto uomo, il mistero insondabile dell'amore di Dio per il mondo. Dio ama l'uomo. Dio ama il mondo. Non un uomo ideale ma l'uomo così com'è, non un mondo ideale, ma il mondo reale".

tratto da "Voglio vivere questi giorni con voi", a cura di Manfred Weber, Queriniana, Brescia 2005.

venerdì 25 aprile 2008

L’assoluta inconsistenza dei cristiani o l'inutile individualismo dei cattolici moderni

Analizzare i difetti dei propri fratelli è difficile e doloroso, soprattutto quando si rischia di cadere in un giudizio moralistico o in un esercizio di falsa ed ipocrita modestia.
Ciononostante, non serve esimersi da un’operazione dolorosa – rettamente intesa – se si intraprende un cammino per stabilire un giusto ordine delle relazioni ed una efficace fraternità.

C’è lo smembramento della Comunità ed i resti sono gloriosi cristiani carichi di inestimabili ricchezze etico-morali. Ma con questo, quanti individui, oggi, sono splendidi frammenti che laicamente brillano nello sfavillio del mondo?

E’ questo il carisma dei cristiani: aver tradotto la persona in laico splendore individuale?
Certo, in questo mio dire, c’è del paradossale, un gusto per l’iperbole e l’estremizzazione, necessarie sempre e solamente per una migliore comprensione del reale. Ecco dove sta il giudizio, nel comprendere, non nel condannare.

E’ come essersi ritirati a vita privata, seppure attivi pubblicamente (operosi nella carità, nei campi del sociale e del politico) ognuno lo è individualmente e a suo insindacabile modo. Le relazioni non costituiscono più la fraternità e così la Chiesa – il mistero inaudito del Cristo per l’umanità – non è più Luce delle Genti. E’ divenuta semplice opzione per ciascun battezzato (sic.).
Abbiamo perso il senso inestricabile della Comunità: una caratteristica tutta cristiana; basta rileggersi gli Atti degli Apostoli, un po’ di storia della Chiesa, qualche vita di santi ed in ultimo ripartire meditando profondamente la Costituzione Dogmatica Lumen Gentium del Concilio Ecumenico Vaticano II, ma soprattutto tornare a vivere coi fratelli e con le proprie sorelle in Cristo (in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni, nei movimenti, nelle comunità, ovunque due o tre si riuniscano desiderosi di incontrarsi nel bel nome del Risorto).

Oggi, i cristiani sono “cattolicissimi” individui, al massimo impegnati in modo sublime dentro il mondo; ovunque, dentro e fuori delle città, qui od altrove, dove le povertà gridano giustizia, dove l’uomo invoca amore. Quindi, i cristiani, sono certamente ancora meravigliosi cercatori di giustizia, ma lo Spirito che li ha costituiti Chiesa, dove è? E la loro ricerca della Verità dove si è fermata?

In Spirito e Verità, abbiamo lasciato dietro le nostre spalle – allontanandolo troppo da noi stessi – un dogma, una verità di fede, un mistero escatologico: Noi siamo Chiesa. L’obbligarsi in Spirito ed in Verità alla fraternità, il cercare il proprio personalismo nel costituirsi Comunità nel mistero e nel progetto di essere Chiesa, non è opzionale per un cristiano, è piuttosto ciò che lo fa essere; è la sua essenza. L’essenza di un cristiano è Dio e Dio Padre si è rivelato in Cristo e Cristo è la sua Chiesa, Egli è il capo di un Corpo costruito dalla presenza inesauribile dello suo Spirito in mezzo al mondo.
Essere persona, per un cristiano, è essere Chiesa, è portare in sé questo mistero glorioso, manifestare al mondo il volto di Cristo che è la sua Chiesa. Essere persona, per un cristiano, è una cosa grande, un dono enorme. Ci fa ricordare cosa significhi il timore di Dio, non la paura, ma l’umiltà che riconosce il Primo Amore.
Ecco perché, nonostante i nostri grandi ruoli pubblici e le nostre incontestabili grandezze etico-morali individuali, colà dove si costituiscono, siamo comunque diventati “inconsistenti” ed “inutili”. Certo, non tutti i cristiani sono belli, ma pure i più belli, oggi, in questa sorta di cristiana modernità restano inconsistenti ed inutili: cattolicissimi individui. In pratica, o molto semplicemente, ci siamo dispersi nei recinti delle appartenenze individuali – ed al massimo “politiche” –, ci siamo costretti a difendere le nostre libertà e così facendo abbiamo smarrito il Cristo, che invece immaginavamo di seguire, ma molto di più, abbiamo smarrito il senso profondo di una vocazione universale che ci era data in sorte: chiamati, prima di tutto, ad essere Chiesa in, con ed attraverso di Lui, il Cristo, per essere poi il sale della terra, l’annunciatori della bella e buona notizia per tutta l’umanità, quella di ogni tempo.

Ma Cristo continua incessantemente il suo canto di lode sulla Croce salvandoci ancora, da quel mondo che ci vuole privi di appartenenza, di legami spirituali. Riscoprire di essere cristiani, allora, significa ristabilire un giusto ordine nella fraternità, un primato della relazione, una efficace fraternità; ristabilire, cioè, una significativa libertà non più per essere liberi di o liberi da, ma per essere liberi per accogliere la buona e bella notizia ed essere suoi umilissimi servitori: un bellissimo mistero escatologico riversato nelle nostre esistenze dal dono della Fede. Dio Padre in Cristo ci ha chiamati a partecipare al suo mistero infinito d’amore. Beh, è qualcosa di dirompente se ci pensiamo bene. Fa nascere quel timore puro ed innocente che è l’amore della creatura nei confronti del suo Creatore…

Aver rotto, allentato, i legami fraterni della comunità, essere esplosi per disperdersi come frammenti di luce nel mondo, può aver significato l’inconsistenza e l’inutilità dell’essere cristiani? Perché è esattamente questo che la moderna cristianità occidentale si sta riducendo ad essere. Se il sale perderà il suo sapore chi potrà mai renderglielo se come tralci non restiamo attaccati alla vite? Cristo e la Chiesa sono un mistero unico. Cristo e la sua Chiesa sono il solo progetto che si dipana dentro al cuore di ogni cristiano, pena la morte spirituale, l’inconsistenza e l’inutilità. Dove le ragioni della nostra testimonianza, infatti? In Cristo, con Lui ed attraverso di Lui, cioè nella sua Chiesa, con questo popolo Santo, attraverso il mistero della sua Comunione, del Padre con il Figlio e del Figlio con il Padre e noi, come figli nel Figlio, con il Padre grazie allo Spirito donato-amore.

Contro le idee massimaliste del mondo abbiamo ora creato una nuova eresia diventando libertari e libertini. I cristiani, oggi, si ritrovano (?) su infinite posizioni opposte – basti guardare alla politica – e diverse, elevando il diritto ad avere un’opinione e ad essere diversi come valori assoluti di riferimento, nuovi dogmi in cui credere: un battesimo scristianizzante, un intimismo religioso e individualista. Niente di più anticristiano la modernità fino ad oggi aveva prodotto (?). L’individuo è tornato ad essere idolo di se stesso, anche fra i tanti bellissimi e buonissimi cristiani. La persona è nuovamente scomparsa, dopo che era nata grazie al cristianesimo.
Eppure, il cristiano dovrebbe ricordare sempre che il battesimo lo ha reso libero, certamente, e diverso dal pagano, sicuramente, ma nella fraternità che è il cuore della relazione che lega gli uomini e le donne rinnovati dalla grazia dello Spirito, dono del Padre scaturita dal Cuore stesso del Cristo crocifisso.

Gesù chiamò a sé quelli che volle, ma li costituì per rimanere intorno a sé, perché annunciassero a tutte le genti la bella e buona notizia, perché curassero e guarissero il mondo dalle sue malattie (cfr. Mc 2,11-15), non perché fossero liberi. Infatti, questa libertà del Cristo è una libertà per, non una libertà di o una libertà da. Egli ci ha costituito Chiesa perché imparassimo cosa è la vera relazionalità, quella profonda che fa vivere l’unica, vera fraternità: la Comunione che nasce dal Padre e dal Figlio e che – nella grazia dello Spirito – è stata comunicata a tutta l’umanità, anzi a tutto il creato che geme e soffre fino a quando non giungerà la pienezza della vita nuova già sbocciata con la resurrezione del Cristo.
I cristiani, allora, sono fratelli in quanto cercano costantemente, alacremente, indissolubilmente i fondamenti della loro comunione in Cristo, ovvero nella sua Chiesa, per testimoniarla al Mondo, per gridare l’annuncio salvifico dalla seduzione della solitudine e del solipsismo, dell’accidia, del vuoto cosmico, delle passioni dirompenti ma mai liberanti…

Non si ha conversione se il cuore non si muove tutto interiormente come dicono i profeti. Non si è cristiani in virtù di un avvenimento storico avvenuto un tempo – il battesimo – se non avviene un costante riconoscimento della fraternità e della comunione in Spirito ed in Verità. I mistici ci insegnano a lasciarsi pervadere dallo Spirito che ci è stato donato e mai tolto, perché lo Spirito si radichi in noi: l’uomo – già salvato dal Cristo – ha, al cospetto di Dio, di fronte a sé tutto una vita per convertirsi in pienezza. L’amore del Padre è veramente grande. Il mistero di Cristo è grande, il mistero della Chiesa e dei suoi Sacramenti è grande, non è riducibile a novella o a religione civile, a semplice mito, archetipo antropologico, religiosità naturale.
Quale autentica vocazione potrà mai sussistere senza la cura di quella Voce profonda che solo lo Spirito dona all’uomo, che opera sapientemente in noi per la Grazia del battesimo, che ci costituisce fratelli in Cristo come Popolo Santo?
Invano faticano i costruttori – ci ricorda il salmista – se Dio non abita la sua casa. Troppo, troppo ci siamo attardati a faticare, estromettendo così Dio dalla nostra anima. Molto, molto di più vale il Silenzio – icona del deserto e del monte, luoghi per eccellenza del ritirarsi di Cristo e dei suoi discepoli – dove Dio Padre, per mezzo del Figlio e nella grazia dello Spirito concessa al mondo, opera misticamente in noi, in solitudine, abbracciando ogni uomo, ogni donna che gli si dona dal cuore della propria ragione.
Dobbiamo tornare ad essere contemplativi nell’azione, ad agire contemplando. Il cristiano ha sempre il Cristo di fronte a sé, proprio come Gesù – aveva di fronte a sé – il Padre - radicato nel proprio Cuore - dirigendosi decisamente verso Gerusalemme. La sua Chiesa è anche la Sua sposa e per noi è la Madre.

Ecco il frutto di un eccessivo essersi rinchiusi in sé disperdendosi nel sociale come cattolici: aver accettato una laicità priva di vita spirituale, non essersi mai ritirati lungamente in preghiera la mattina prima dell’alba, o nel deserto o sul monte col Cristo che chiama e conduce. Da una parte la frantumazione e la dispersione, da un’altra l’inconsistenza e l’inutilità di chiamarsi cristiani, da un’altra ancora la crisi della fede e le stanchezze morali, da un’altra ancora l’incapacità di mantenere gli impegni se non in forza delle emozioni e dei sentimenti. Insomma, tante responsabilità sempre fragili ed edonistiche. Laicisti, più che cristiani: vita dei sacramenti abbandonata ai sentimenti, vita ecclesiale lasciata ad alcune sporadiche partecipazioni liturgiche. Fede e Ragione senza un maturità umana e spirituale cosa sono? E le guide spirituali – preziosissime – dove sono? Non è, forse, vero che ciascuno di noi è oramai diventato maestro e guida a se stesso? Dove, infine, è in tutta questa moderna cristianità la vita dello Spirito?

Ecco perché siamo cristiani, cattolici, inconsistenti ed inutili, appunto, innocui in un mondo che chiede una Via di Speranza, di Verità, di Vita. Smarrita la Via, su quale viottolo cammina l’innocente cristiano disperso senza più essere Chiesa? E come può essere fedele, appunto cristiano?

Aver lasciato sola la libertà, aver spogliato la persona ed averla fatta regredire ad individuo, è averla ridotta alla solitudine di fronte al vuoto e al buio del proprio cuore.
Paradossalmente il cristiano ha una doppia anima: libero, sì, ma libero con e libero per. Il cristiano non vive per un sogno, non per un mito, non si identifica con personaggi storici, neppure con il Cristo, non è alla ricerca di un mondo inesistente, ma decostruito se stesso si pone alla costante sequela e ricerca di Gesù, il Cristo, cioè la Via, la Verità e la Vita, ed impara da Lui come vivere la propria libertà in quell’Amore che è speso costantemente da Gesù per riunirci tutti assieme intorno all’unico Padre nel dono inesauribile di sé la mondo per mezzo della Chiesa.
Solo alla sua scuola impariamo una libertà che si fa ricerca delle verità nella Verità, dell’etica della cura e della giustizia; questo è un segno forte per il nostro impegno, ma esso nasce solo dal Cuore del Cristo. Ecco, allora, l’autentica ed unica libertà di essere se stessi: porsi Cristo di fronte, porsi inchiodati alla sua Croce di salvezza, amare la sua Chiesa, suo mistico e peregrinante Corpo su questa terra, mai idealizzata e dunque fallace.

La voce profetica dello Spirito – che soffia dove Egli vuole – suscita ancora, nel piccolo volgo animato dal Cristo, la volontà di essere Chiesa in pienezza. Lo Spirito è l’acqua ed il sangue che sgorga inesauribile dal Cuore trafitto del Cristo segno d’amore eterno di Dio per la Chiesa, per coloro che Lui volle riuniti intorno a sé per portarLo all’umanità intera fino agli estremi confini del mondo (finale del Vangelo secondo Matteo).

Nella liturgia troviamo la fonte ed il culmine di ogni nostro sforzo e di ogni nostro riposo: nell’ascolto fraterno della Parola e nello spezzare assieme il Pane ci immergiamo realmente nel Cuore di Cristo ed impariamo ad essere veri ed autentici fratelli. E’ nella vita di comunità che nasce l’uomo rinnovato dall’acqua e dallo Spirito, che veniamo costituiti corpo di Cristo, popolo santo. Non dobbiamo mai scordarci che catechesi, liturgia e carità sono il volto intero di Cristo: annunciare il Vangelo, celebrare Cristo e testimoniare la carità sono l’unico volto intero di una Chiesa sposa di Cristo e madre dell’umanità in costante ricerca della Verità nelle verità di questo mondo.

Ogni cristiano è chiamato a costituirsi nella Verità dello Spirito e nella libertà responsabile per essere il volto della Chiesa, testimone di questa comunione, di questa fraternità nel mondo che ama il mondo pur non appartenendogli. Ogni cristiano, solo così, può mantenersi fedele alla triplice vocazione di annunciare il Vangelo a tutti ed in ogni tempo, celebrare il Cristo nella comunità riunita intorno al suo Corpo eucaristico, testimoniare la Carità verso tutti nell’impegno nel mondo per il bene comune.

Il cristiano non testimonia solamente il proprio amore per Cristo, ma porta l’amore della Chiesa, sposa mistica del Cristo, al mondo. Siamo veri testimoni di Cristo se ci immergiamo in Lui per far vivere il mistero della Chiesa su questa terra immagine imperfetta della Comunione di tutti i santi e della gloriosa Gerusalemme celeste che Cristo consegnerà al Padre nell’Eternità della Salvezza dono gratuito.

venerdì 21 marzo 2008

domenica 17 febbraio 2008

Un testo di meditazione

Ho sete di te. Ecco sto alla tua porta e busso. E' vero. Sto alla porta del tuo cuore giorno e notte. Anche quando tu non stai ascoltando, anche quando tu dubiti che possa essere Io, Io sono lì. Aspetto anche il più piccolo segno di una tua risposta, anche l'invito sussurrato nel modo più lieve che mi permetta di entrare. E voglio che tu sappia che-ogni volta che Mi inviti, Io vengo-sempre, non c'è dubbio. Vengo in silenzio e senza essere visto ma con potere ed amore infinito e portando i frutti abbondanti del Mio Spirito.Vengo con la Mia Misericordia,con il mio desiderio di perdonarti e guarirti, e con un amore per te ben oltre quello che puoi comprendere-un amore grande come quello che ho ricevuto dal Padre("Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi" Gv 15,9).

Io vengo-con il desiderio ardente di consolarti e darti forza, di risollevarti e fasciare tutte le tue ferite. Ti porto la Mia Luce per dissolvere le tue tenebre e i tuoi dubbi.

Vengo con il Mio potere, così che Io possa portare te ed ogni tuo fardello;con la Mia grazia, per toccare il tuo cuore e trasformare la tua vita;ed offro la Mia pace per placare la tua anima.

Io ti conosco in pienezza-conosco tutto ciò che ti riguarda.Tutti i capelli del tuo capo ho contato. Niente della tua vita è privo di importanza ai Miei occhi, Io ti ho seguito attraverso gli anni, e ti ho sempre amato-anche nei tuoi smarrimenti. Conosco ogni tuo problema. Conosco tutte le tue necessità e le tue preoccupazioni. E certo, conosco tutti i tuoi peccati. Ma ti dico ancora che Io ti Amo-non per ciò che hai fatto o non hai fatto-Ti amo per te stesso, per la tua bellezza e la dignità che il Padre Mio ti ha donato creandoti a sua immagine. E' una dignità che hai spesso dimenticato,una bellezza che hai offuscato con il peccato. Ma Io ti amo così come sei,ed ho versato il Mio Sangue per riconquistarti.Se soltanto Me lo chiederai con fede, la Mia grazia raggiungerà tutto ciò che nella tua vita ha bisogno di cambiare; ed Io ti darò la forza di liberarti dal peccato e dal suo
potere distruttivo. Io so cosa c'è nel tuo cuore - conosco la solitudine e tutte le tue ferite - il rifiuto, i giudizi, le umiliazioni .Ho portato su di Me tutto questo prima di te. Ho portato su di Me tutto questo per te;così che tu potessi condividere la mia
forza e la mia vittoria. Conosco soprattutto il tuo bisogno d'amore - conosco quanta sete tu abbia di essere amato e di essere amato con tenerezza. Ma quante volte hai avuto sete invano, cercando egoisticamente quell'amore, sforzandoti di riempire quel vuoto che avevi dentro con piaceri effimeri - con il vuoto ancor più grande del peccato..Hai sete d'amore?"Chi ha sete
venga a Me e beva" (Gv 7,37).

Ti darò da bere fino a sazietà. Hai sete di essere amato con tenerezza?Io ti amo teneramente più di quanto tu possa immaginare-fino al punto di morire per te su una croce.

Ho sete di te.SI',è questo l'unico modo di cominciare a mostrarti il Mio amore per te: HO SETE DI TE. Ho sete di amarti e di essere amato da te-questo dice quanto sei prezioso per me. HO SETE DI TE. Vieni a Me ed Io riempirò il tuo cuore e guarirò le tue ferite. Farò di te una nuova creatura e ti darò la pace, pure in mezzo a tutte le tue prove. HO SETE DI TE.Non devi mai dubitare della Mia Misericordia,mai dubitare che Io ti accetti, che Io desideri perdonarti, benedirti e vivere in te la mia vita. HO SETE DI TE. Se ti senti senza importanza agli occhi del mondo, non importa affatto. Per me non c'è nessun altro in tutto il mondo più importante di te. HO SETE DI TE.

ApriMi, vieni a Me,voglio che tu abbia sete di Me,donami la tua vita-ed Io ti mostrerò quanto sei importante per il Mio Cuore

Non ti accorgi che il Padre Mio ha già un perfetto disegno per trasformare la tua vita, proprio da questo momento?

Abbi fiducia in Me. Chiedimi ogni giorno di entrare nella tua vita e di prendermene cura-ed Io lo farò Ti prometto di fronte al Padre Mio nel cielo che opererò miracoli nella tua vita. Perchè dovrei farlo? Perchè HO SETE DI TE. Tutto ciò che ti chiedo è che tu ti affidi completamente. Tutto ciò che ti chiedo è che tu ti affidi completamente a me-Io farò il resto.

Anche adesso custodisco il posto che il Padre Mio ha preparato per te nel Mio Regno. Ricordati che sei un pellegrino in questa vita, in viaggio verso casa. Il peccato non potrà mai soddisfarti nè portarti la pace che cerchi. Tutto ciò che hai cercato fuori di Me, ti ha soltanto lasciato ancor più vuoto, per questo non attaccarti alle cose di questa vita. Soprattutto non andartene via da Me quando cadi. Vieni a me senza indugio. Quando Mi offri i tuoi peccati, Mi dai la gioia di essere il Tuo Salvatore. Non c'è nulla che Io non possa perdonare e guarire;così vieni ora e deponi il peso che è nella tua anima.

Non importa quanto lontano tu sia andato vagando, non importa quante volte ti dimentichi di Me, non importa quante croci potrai portare in questa vita;c'è una cosa che voglio che tu ricordi sempre,una cosa che non cambierà mai : HO SETE DI TE-così come tu sei... Non c'è bisogno che tu cambi per credere nel Mio amore, perché sarà la fiducia nel Mio amore che cambierà te .Tu ti dimentichi di Me, eppure Io ti cerco ogni momento-sto alla porta del tuo cuore e busso. Lo trovi difficile da credere?Allora guarda alla croce, guarda al Mio Cuore che è stato trafitto per te. Non hai capito la Mia Croce?Allora ascolta di nuovo le parole che ho detto da lì-ti dicono chiaramente perchè ho sofferto tutto questo per te:"HO SETE"(Gv 19,28). Sì ho sete di te-come dice di Me il resto del Salmo che stavo pregando:"Ho atteso compassione, ma invano,consolatori, ma non ne ho trovati" (Sal 69,21).Per tutta la tua vita ho cercato il tuo amore-non ho mai smesso di cercare di amarti e di essere amato da te. Hai provato tante altre cose alla ricerca della felicità; perchè non cerchi di aprirmi il tuo cuore, proprio adesso,più di quanto tu abbia mai fatto prima d'ora? Ogni volta che Mi aprirai la porta del tuo cuore,ogni volta che sarai abbastanza vicino, Mi sentirai ripeterti senza posa, non in parole puramente umane, ma in spirito: "Non importa quello che hai fatto, Io ti amo per te stesso. Vieni a Me con la tua miseria ed i tuoi peccati,con le tue preoccupazioni e le tue necessità, e con tutto il tuo ardente desiderio di essere amato..Sto alla porta del tuo cuore e busso..

ApriMi, perchè HO SETE DI TE...

(The Religious Community of Priests founded by Mother Teresa of Calcutta)

domenica 27 gennaio 2008

Giorno della Memoria

C’è stato un periodo in cui / la mia persona
Ha odiato apertamente un altro uomo_

C’è stato un periodo
in cui / apertamente / non c’è stata vergogna_

Questa memoria
ricorda che non sono migliore / senza il ricordo
e l’accusa di ciò che è rimasto / seppure è nel passato_

Non c’è distinzione / fra quest’uomo
e quell’uomo che ha ucciso_

Sepolto nella storia / va ritrovato
L’uomo sepolto non mi fa migliore_

Risorto il cadavere / potrò essere vivo
e riconoscermi migliore_

Chi ha incontrato un salvato
ha incontrato un risorto / l’uomo che perdona chi lo ha ucciso_

Ciò che non viene assunto / non viene neanche salvato

lunedì 21 gennaio 2008

In margine al relativismo - nota sulla laicità

Attaccare chi ha convinzioni, opinioni e credenze diverse dalle nostre è una contraddizione per chi si professa scevro da dogmatismi e si dichiara tollerante dentro e fuori ogni gruppo sociale di appartenenza, religioso o laico che sia: sottolinea la sostanziale differenza fra una persona non liberale – non tollerante – che ha reso il relativismo un dogmatismo e una persona autenticamente liberale – ovvero tollerante – che attraverso un corretto relativismo si difende dal dogmatismo della supponenza, dell’indifferenza o del potere.
Per i sedicenti relativisti, ormai presenti dentro e fuori ogni gruppo sociale di riferimento, che si presentano assertori delle libertà e della tolleranza, infatti non solo tutte le convinzioni, le opinioni e le credenze “godono lo stesso status alla luce della ragione come una luce verde a credere ciò che aggrada con la convinzione e la forza che aggrada” (cfr. “Gli equivoci del relativismo” articolo apparso su Il Sole-24 ore del 26 agosto 2005), ma queste hanno una gradazione etica diversa a seconda della propria interpretazione, della propria intelligenza e della propria cultura; dunque, della propria educazione, ovvero della capacità di controllare la propria od altrui opinione.
Oggigiorno il professarsi relativista ~ un tempo il relativismo esprimeva autentiche posizioni etiche ~ si riduce “alla goffa conclusione che ogni sistema di convinzioni, opinioni e credenze sia giustificato o giustificabile e, dunque, che nessuno possa giudicare le convinzioni degli altri e, tanto meno, affermare la validità delle proprie” (ibidem) … a meno che non si arrivi ad attaccare, misconoscere o sconfessare le persone o le istituzioni rispetto alla loro confessione di fede, al loro credo, ai loro valori, alla loro cultura ed etica di riferimento (il Dalai Lama oggi è considerato un'autorità morale universale, il Papa non più; come mai?).
Non potendo più criticare le convinzioni, le opinioni e le credenze altrui, in quanto oramai tutte equivalenti, al sedicente relativista non è rimasto altro che criticare i comportamenti teorizzando però un’etica formale del “rispetto del pluralismo”, una “prassi dell’indifferenza”, un “razionalismo scettico ed individualistico”. Insomma, la negazione del vivere in società, la contraddizione di ogni sorta di relazione profonda, l’abbandono di una dialettica conciliante, la rinuncia alla convivenza, una pura battaglia per la sopravvivenza delle idee e degli stili di vita, una trincea della vita privata (La cultura che ha una storia che valore ha?).
Dietro al sedicente relativista, allora, sempre più appare un qualunquista, non una persona debole, priva di intelletto, con un grado di educazione basso. Un manipolatore, più che un manipolato.
D’altra parte il Relativismo ~ quello autentico con la R maiuscola ~ non è stato altro che l’antidoto all’arroganza dogmatica e all’intolleranza: il vero Relativista non attaccherebbe mai la persona o l’istituzione che rappresenta una nazione, quanto una comunità, o non userebbe mai un formalistico rispetto o l’indifferenza o uno scettico individualismo per difendere o proporre i propri valori, ma tenderebbe a sposare dibattiti, incontri, luoghi in cui tentare di conciliare le diversità per il raggiungimento di un sempre maggior bene comune a vantaggio di tutta la società. Il Relativista neppure potrebbe accettare ~ in maniera qualunquistica ~ per sé o per gli altri ogni stile di vita, perché la sua esistenza si fonda su dei veri e ~ quindi ~ condivisibili valori, unico cemento per un’etica comune a vantaggio di tutti.
Infine, fuor di metafora, il rapporto tra i cosiddetti “laici” (gli atei?, i non credenti?, i credenti aconfessionali?) e le persone cosiddette “religiose” (i credenti confessionali?) resta comunque un problema irrisolto e pungente nella società liberale, occidentale e moderna: il laico, per lo più (anche se non sempre è così), sembra optare per un riconoscimento dell’esistente, del dato di fatto, dedicando poca attenzione alle questioni dei principi, al massimo promuovendo ~ nel campo dell’etica ~ battaglie libertarie e di tolleranza, e ~ in politica ~ affermando i diritti dei singoli ed il rispetto dell’ambiente, come nuove religioni sociali e civili; il religioso è consapevole di vivere in un mondo secolarizzato, ma è impegnato ad affermare il valore alto di una visione del mondo.
Per questo il Relativista che incarna valori forti ed esprime richiami a principi e a tradizioni familiari e sociali non corruttibili, appare oggi in minoranza, in via di estinzione e “reazionario” al mondo laico delle nuove religioni civili.

La politica stessa, divenuta nel frattempo teatro per l’audience, è divenuta visione civile di un nuovo culto religioso, luogo in cui si possono affermare, costruire, formare “nuovi valori” o valori di singoli o di singoli gruppi.
Non a caso il Relativista riesce meglio a confrontarsi con il mondo religioso – in genere quello cattolico – che esprime valori non in-fondati, piuttosto che con quello che afferma di tollerare ma non riesce più ad avere in sé e fuori di sé una scala di valori o di riferimenti assoluti. L’opinione della maggioranza o di un singolo individuo, di fatto, oggi può essere un nuovo valore e dunque ogni valore può costituirsi al di fuori di un contesto sociale, di un percorso storico, etico-culturale o religioso. Questo è un dramma, perché il "qui ed ora" è divenuto un valore assoluto ed il futuro la semplice proiezione di un eterno presente.
Che ci sia un punto di contatto fra abbandono dei falsi idoli e ricerca delle verità? Fra lotta per la libertà e lotta interiore che libera da ogni forma di idolatria e schiavitù in vista del bene comune? Che ci sia una speranza condivisibile, oltre al possibile ethos condiviso? La Ragione quale percorso deve intraprendere nel mondo contemporaneo?

In fondo, la tolleranza stessa, per essere tale, deve riconoscere il diverso da sé come ”non portatore di valori”, paradossalmente come colui che scalfendo i miei valori mette in pericolo la mia vita, il futuro dei miei figli. La tolleranza non è il semplice “vivi e lascia vivere”, un “basta che tu non impedisca le mie libertà”. La tolleranza è un impegno morale molto gravoso, serio, difficile che mette in crisi: nel momento che riconosco la tua differenza da me, mi impegno a non escluderti, a riconoscerti ed infine ad accettarti. Ti accetto nel tuo non portare valore – ovviamente, secondo la mia visione della vita – ma allo stesso tempo ti confermo nel consesso civile, perché infine questo imporrà l’accettazione dell’altro in vista di un sempre maggiore bene comune (mai scisso dal valore della pace e della giustizia sociale): ti tollero e cercherò con te soluzioni – che non ammettono qualunquismo ed indifferenza fra di noi – in vista del bene comune.

La tolleranza è certamente una lotta, seppur pacifica se vissuta dalla ragione nella giustizia sociale.